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— GUIDE & ITINERARI

Scopri la Puglia

Cinque guide essenziali per vivere la regione: cosa vedere, i borghi, le feste, i sapori e le strade del vino e dell'olio.

COSA VEDERE
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20 cose da fare in Puglia

Le 20 esperienze imperdibili tra mare, pietra e memoria.

Con la sua scogliera bianca affacciata su due mari, gli ulivi millenari, la pietra dei trulli e una rete di borghi che sembrano dipinti, il tacco d'Italia è una delle destinazioni più sorprendenti del Mediterraneo. Non esiste un elenco definitivo delle cose da fare in Puglia, sia che siate qui per un fine settimana o per due settimane piene. Quella che segue è la lista essenziale delle esperienze imperdibili, scelte tra le sei province della regione: una bussola per orientarsi tra pietra, mare, sapori, musica e memoria.

1. Pedala lungo la Ciclovia dell'Acquedotto Pugliese

Una delle più lunghe d'Europa, segue per chilometri il tracciato del canale principale dell'Acquedotto Pugliese, da Caposele in Campania fino a Santa Maria di Leuca. Attraversa il Tavoliere, l'Alta Murgia, la Valle d'Itria e il Salento su un sedime pianeggiante e sicuro, lontano dal traffico. Non serve essere ciclisti esperti: bastano una mountain bike o una gravel e voglia di vedere la Puglia a velocità lenta. Lungo il percorso si attraversano paesi minuscoli, masserie, ponti-canale e si scoprono panorami che dalla strada non si vedono.

2. Sali su Castel del Monte

A pochi chilometri da Andria, l'enigmatica corona ottagonale di Federico II di Svevia domina la Murgia dall'alto di una collina. Pianta ottagonale, otto torri ottagonali, otto sale per piano: il castello del XIII secolo è un manifesto di geometria e mistero, riconosciuto patrimonio UNESCO nel 1996. Non si capirà mai del tutto a che cosa servisse (residenza di caccia? tempio astronomico? maniero di rappresentanza?), e proprio per questo continua a affascinare. Sceglietelo come prima tappa della Puglia: vi prepara a un viaggio dove la storia non si lascia mai catalogare facilmente.

3. Perditi nella Bari Vecchia

Bari ha due anime: la città nuova ottocentesca, ortogonale e borghese, e Bari Vecchia, un labirinto medievale di vicoli, archi, cortili e case basse stretta tra il porto e il lungomare. Nel cuore del borgo antico, alla Basilica di San Nicola, riposano dal 1087 le reliquie del santo, meta di pellegrinaggio per ortodossi e cattolici. Poco distante, lungo la celebre strada delle orecchiette (Arco Basso), le signore baresi continuano a fare la pasta a mano sui tavolini di legno fuori casa, come si fa da generazioni. Concludete con una focaccia barese alta, oleosa, con il pomodoro, mangiata camminando: è la sintesi della città.

4. Cammina tra i trulli di Alberobello e nella Valle d'Itria

Alberobello, con il suo abitato di trulli a calce bianca e tetti coniformi in pietra a secco, è patrimonio UNESCO dal 1996 ed è la cartolina più famosa della Puglia. Ma per capirla davvero conviene allargare lo sguardo a tutta la Valle d'Itria, l'altopiano carsico tra Bari, Brindisi e Taranto dove i trulli punteggiano le campagne come fossero spuntati dalla terra. Tra muretti a secco, ulivi, vigne di primitivo e masserie ottocentesche, ogni curva è un'inquadratura. Fermatevi in una masseria didattica o in un agriturismo per provare le bombette, gli involtini di carne tipici della zona.

5. Affacciati dalla scogliera di Polignano a Mare

Polignano è la Puglia che entra negli schermi: la spiaggia di Lama Monachile incassata tra due lame di roccia, le case sospese sul precipizio, il blu profondo dell'Adriatico. Da qui Domenico Modugno cantò "Volare", e una sua statua bronzea sul lungomare ricorda al visitatore che il volo, qui, è davvero un fatto fisico. Scendete in spiaggia all'alba o a fine giornata per evitare la folla. Se siete avventurosi, prenotate un'escursione in barca per vedere dal mare le grotte marine che la scogliera nasconde.

6. Cerca i balconi fioriti tra Locorotondo e Cisternino

Locorotondo e Cisternino sono due dei borghi più belli d'Italia, posati sull'altopiano della Valle d'Itria a pochi chilometri di distanza. Centri storici a pianta concentrica, calce bianca abbagliante, vasi di gerani e basilico a ogni davanzale: l'arte locale dell'addobbo floreale dei balconi è uno spettacolo silenzioso. A Locorotondo cercate le cummerse, le case con tetto a doppio spiovente in pietra scura, uniche in Puglia. A Cisternino salite all'imbrunire in piazza dell'Orologio, sedetevi al bar e ordinate un negroamaro al bicchiere: la giornata può finire qui.

7. Mangia un panzerotto a Monopoli e scendi nei frantoi ipogei

Monopoli è meno turistica di Polignano ma altrettanto bella: lungomare a strapiombo sull'Adriatico, centro storico cinto dalle mura, cattedrale barocca, port'antico con i gozzi colorati dei pescatori. Da qui, salendo verso l'entroterra, raggiungete uno dei frantoi ipogei medievali: cavità scavate nella roccia tufacea dove per secoli i monaci basiliani e poi i contadini hanno prodotto olio extravergine sotto il livello del suolo, per proteggerlo dal freddo e dai dazi. Visite guidate possibili in diversi siti dell'entroterra barese.

8. Tocca le Colonne Romane di Brindisi e immagina la Via Appia

Brindisi era il terminale meridionale della Via Appia, la "regina viarum" che da Roma portava all'Oriente. Sul porto interno, due colonne romane (oggi visibile solo una, l'altra crollata e custodita a Lecce) segnavano l'arrivo. Salire la scalinata Virgiliana, dove secondo la tradizione morì Virgilio di ritorno dalla Grecia, è uno di quei gesti che chiude due millenni in venti secondi. La città ha conservato una rotondità mediterranea che la rende meno appariscente di Lecce o Bari, ma più autentica: passeggiate lungo il porto, cercate il rione San Pietro degli Schiavoni, fermatevi al Museo Provinciale Ribezzo.

9. Cammina nella Città Bianca di Ostuni

Vista da lontano sembra un presepe sospeso sulla collina: Ostuni si chiama "Città Bianca" perché tutte le sue case del centro storico sono dipinte di calce. La pratica nasceva per ragioni igieniche durante le epidemie e si è trasformata in identità estetica. Salendo lungo i vicoli si arriva alla concattedrale tardogotica, una delle poche in Puglia con questa impronta. Dalle terrazze più alte la vista corre verso la piana degli ulivi monumentali (alcuni hanno più di duemila anni) e fino al mare Adriatico. È il modo migliore per capire che in Puglia il bianco non è un colore: è una scelta culturale.

10. Resta a bocca aperta a Lecce Barocca

Lecce non si visita: si attraversa lentamente, alzando lo sguardo. La pietra leccese, dorata e tenera, ha permesso agli scultori del Seicento di trasformare ogni facciata in un ricamo di fregi, angeli, foglie, animali fantastici. Il manifesto del barocco salentino è la Basilica di Santa Croce, con il suo rosone e il fregio di putti che decorano il cornicione: opera di Giuseppe Zimbalo e dei suoi allievi. Continuate fino a Piazza del Duomo, chiusa su tre lati come uno scrigno, e all'anfiteatro romano sotto il livello del corso principale. Mangiate un pasticciotto leccese a colazione, in una pasticceria del centro: pasta frolla calda, crema pasticcera dentro.

11. Entra nella Cattedrale dei Mosaici a Otranto

A Otranto, la cattedrale custodisce uno dei più grandi mosaici pavimentali medievali d'Europa, realizzato dal monaco Pantaleone nel XII secolo: un enorme Albero della Vita lungo l'intera navata, con figure bibliche, animali fantastici, mesi dell'anno, simboli zodiacali. È letteralmente un libro a pavimento, da percorrere a piedi nudi se si potesse. Otranto è anche il punto più orientale d'Italia e la sua storia è segnata dalla tragedia del 1480, quando 813 cittadini furono massacrati per non aver abiurato la fede cristiana: le loro ossa sono custodite nella stessa cattedrale. Concludete con una passeggiata sul lungomare al tramonto: il mare qui è davvero color cobalto.

12. Vedi il sole calare su Gallipoli

Gallipoli ("città bella" in greco) è un'isola legata alla terraferma da un ponte, con un centro storico che pare un dedalo di calce, finestre fiorite e chiese barocche. Le sue mura affacciate sul mare ionico sono uno degli spot più richiesti per il tramonto in Puglia: il sole cade dritto sull'orizzonte e il cielo si tinge di rosa per venti minuti irripetibili. Il porto antico, ancora attivo, vi farà capire perché qui si mangia uno dei pesci più freschi della regione. Per chi cerca movida estiva, le marine intorno (Baia Verde, Punta della Suina) sono il regno della vita notturna salentina.

13. Tocca il finis terrae a Santa Maria di Leuca

Dove l'Adriatico incontra lo Ionio, sulla punta più sud-est della penisola, c'è una basilica dedicata a Santa Maria de finibus terrae: in latino, "ai confini della terra". I romani consideravano questo punto il termine del mondo conosciuto. Dalla terrazza della basilica si vedono i due mari mescolarsi a vista, con un cambio di colore visibile a occhio nudo nelle giornate limpide. Sotto, la costa è punteggiata di grotte marine raggiungibili solo via mare, alcune con incisioni rupestri preistoriche. Una gita in barca è il modo giusto per chiudere il giro del Salento.

14. Tuffati nella Grotta della Poesia

A Roca Vecchia, sulla costa adriatica salentina, c'è una piscina naturale di acqua di mare scavata nella roccia: un cerchio quasi perfetto a poche decine di metri dalla scogliera, collegato al mare aperto da una fenditura. È un sito archeologico (le pareti conservano iscrizioni messapiche, greche, latine e medievali, alcune delle più antiche d'Europa) e una delle piscine naturali più belle al mondo secondo diverse classifiche internazionali. Negli ultimi anni l'accesso è stato regolamentato per proteggere il sito: informatevi prima di partire.

15. Balla a piedi nudi alla Notte della Taranta

Il festival della Notte della Taranta, ogni anno a Melpignano in Salento, è il culmine di un mese di concerti itineranti dedicati alla pizzica, l'antica musica popolare salentina legata al fenomeno del tarantismo. Il concertone finale, generalmente nella seconda metà di agosto, riunisce decine di migliaia di persone sotto il palco montato davanti all'ex convento degli Agostiniani. È il festival musicale più grande dell'Italia meridionale e una delle esperienze più intense che si possano vivere in Puglia: musica dal vivo, danza condivisa, una notte intera in cui il ritmo del tamburello detta il tempo. Da non perdere se siete in Puglia in agosto.

16. Esplora il Gargano: Vieste, Peschici e la Foresta Umbra

Lo "sperone" della Puglia è un mondo a parte: scogliere bianche a picco sul mare Adriatico, faraglioni, baie sabbiose, paesi abbarbicati come Vieste e Peschici, e nel cuore del promontorio la Foresta Umbra, un'area protetta di faggete antichissime che è patrimonio UNESCO dal 2017 come parte dei boschi primari europei. A Vieste cercate il monolite del Pizzomunno, alto 25 metri, accanto al quale si tramanda una leggenda d'amore. Da qui partono escursioni in barca lungo la costa per raggiungere grotte e baie inaccessibili da terra. Per i camminatori, il Sentiero del Pellegrino collega Monte Sant'Angelo a San Giovanni Rotondo.

17. Sali in pellegrinaggio a Monte Sant'Angelo

Sulla cima del Gargano, a 800 metri di quota, il Santuario di San Michele Arcangelo è uno dei siti di pellegrinaggio più antichi d'Europa: una grotta naturale dove, secondo la tradizione, l'arcangelo apparve tra il V e il VI secolo. La basilica scende sotto il livello stradale fino alla grotta sacra; il complesso è patrimonio UNESCO dal 2011 come parte dei siti longobardi in Italia. Da qui passavano i pellegrini diretti in Terra Santa e i cavalieri della Via Sacra Langobardorum. Il borgo medievale che circonda il santuario, con il suo rione Junno di case bianche e i forni di pane casereccio, vale da solo il viaggio.

18. Naviga verso le Isole Tremiti

L'unico arcipelago della Puglia, in mezzo all'Adriatico, è raggiungibile in traghetto o aliscafo da Termoli, Vieste, Peschici e Rodi Garganico. San Domino è l'isola turistica, con pinete e cale di mare cristallino. San Nicola è l'isola monastica, con l'imponente Abbazia di Santa Maria a Mare che dal Medioevo domina lo scoglio. Le altre isole minori (Capraia, Cretaccio, Pianosa) sono disabitate. Le Tremiti sono Area Marina Protetta: lo snorkeling e le immersioni qui sono tra i migliori dell'Adriatico. In estate prenotate l'imbarco con largo anticipo.

19. Attraversa Taranto: due mari, l'archeologia, il ponte girevole

Taranto, antica colonia greca della Magna Grecia, è la "città dei due mari": il Mar Grande aperto verso lo Ionio e il Mar Piccolo, una laguna interna che è anche allevamento storico di cozze. Il Borgo Antico è un'isola collegata da due ponti, uno dei quali è il celebre Ponte Girevole, che si apre per far passare le navi. Il MArTA, Museo Archeologico Nazionale, custodisce gli Ori di Taranto: una delle collezioni di oreficeria della Magna Grecia più importanti al mondo. Mangiate cozze tarantine crude o gratinate, e provate il "polpo alla pignata" cotto nelle terrecotte tipiche.

20. Cammina nelle Gravine di Castellaneta, Mottola e Massafra

A occidente di Taranto, l'altopiano calcareo è solcato da gravine: canyon profondi anche cento metri, scavati dall'erosione e abitati fin dalla preistoria. Sulle pareti si aprono centinaia di grotte e chiese rupestri affrescate, eredità del fenomeno dell'eremitismo bizantino tra l'VIII e il XIII secolo. La Gravina di Castellaneta è la più scenografica, quella di Mottola conserva alcuni dei cicli affrescati meglio preservati. Esistono itinerari guidati per chi vuole capirne la storia: senza guida, è facile passare accanto a un capolavoro senza accorgersene.

Bonus: come muoversi e cosa portarsi a casa

La Puglia è una regione lunga (circa 400 km da Foggia a Leuca) e l'auto resta il mezzo più libero per attraversarla. I treni regionali collegano bene le città principali della costa adriatica (Foggia, Bari, Brindisi, Lecce); per i borghi dell'entroterra e per il Salento profondo è praticamente indispensabile noleggiare un'auto o una bici. Il periodo migliore va da metà maggio a fine giugno e da metà settembre a metà ottobre: temperature dolci, mare ancora godibile, città non assediate dal turismo di massa.

Da portarsi a casa: una bottiglia di olio extravergine di un frantoio dell'entroterra (non al supermercato), un sacchetto di taralli pugliesi, una bottiglia di primitivo di Manduria o di negroamaro del Salento, qualche pomodoro essiccato e qualche caciocavallo podolico se viaggiate con un frigo. E, soprattutto, l'idea che il sud d'Italia non è una cartolina: è una pratica di vita.

Per scoprire i 257 comuni della Puglia, i loro eventi, servizi e patrimonio, visita infocomuni.it - il portale unico per cittadini e visitatori della regione.

I BORGHI
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20 borghi imperdibili della Puglia

20 paesi sotto i diecimila abitanti dove la Puglia profonda si lascia scoprire.

Mentre i grandi nomi della Puglia (Lecce, Otranto, Polignano, Alberobello) raccolgono il flusso turistico estivo, esiste un'altra Puglia che resta in ombra e che è esattamente quella che vale il viaggio. La regione ha 257 comuni: la stragrande maggioranza è fatta di centri minori, paesi sotto i diecimila abitanti, dove la vita scorre ancora sulla piazza centrale e dove la storia non è incorniciata in un museo ma è ancora la materia di tutti i giorni. Dai borghi di pietra del Subappennino dauno ai paesi della Grecìa Salentina, dai centri fortificati della Murgia ai borghi vinicoli del basso brindisino, ecco venti destinazioni dove la Puglia profonda si lascia ancora scoprire. Tutti questi paesi hanno meno di diecimila abitanti. Tutti meritano una sosta.

Subappennino dauno: la Puglia che guarda l'Appennino (Foggia)

1. Bovino

Bandiera Arancione del Touring Club, Bovino è un borgo medievale arroccato a 650 metri di quota sulla strada storica tra Napoli e Foggia. Le sue stradine acciottolate, il castello normanno-svevo restaurato dai duchi di Guevara, la concattedrale e i palazzi nobiliari raccontano otto secoli di storia. Da non perdere il rione storico Le Fosse e la vista panoramica sulla valle del Cervaro. Tradizionalmente sede di banditismo nel Sette-Ottocento, oggi è uno dei centri più curati del Subappennino.

2. Roseto Valfortore

Meno di novecento abitanti, Roseto è uno dei "Borghi più belli d'Italia" e si distende su un crinale a 658 metri tra le sorgenti del Fortore. Le case in pietra grigia, i portali scolpiti, le strade selciate e le mostre permanenti dedicate al lavoro contadino tradizionale ne fanno un piccolo museo a cielo aperto. In autunno il bosco intorno regala uno spettacolo di castagni e querce.

3. Sant'Agata di Puglia

"Balcone della Puglia", Sant'Agata vanta una posizione panoramica spettacolare a 800 metri sul mare di colline foggiane. Il castello imperiale di Federico II domina il borgo, il centro storico conserva chiese medievali e palazzi rinascimentali. Salite alla torre della Forca al tramonto: la vista corre fino all'Irpinia. Meno di duemila abitanti, atmosfera autentica.

4. Alberona

Altro "Borghi più belli d'Italia" del Dauno, Alberona ha meno di mille abitanti ed è dominato dal castello normanno e dalla torre del Priore, simbolo dell'antica appartenenza ai Cavalieri di Malta. Aria limpida, silenzio, faggete a poca distanza. Da provare la cucina tradizionale del Subappennino: cicatelli alle erbe spontanee, formaggi locali.

5. Pietramontecorvino

Conserva intatto il rione medievale Terravecchia, dichiarato monumento nazionale, con un dedalo di case in pietra, vicoli, archi e scale. La torre normanna del castello, alta oltre venti metri, è uno dei punti di riferimento del paesaggio dauno. "Borghi più belli d'Italia" anche questo. Circa duemilacinquecento abitanti.

Gargano: borghi sospesi tra promontorio e bosco (Foggia)

6. Vico del Gargano

Soprannominato "il paese dell'amore" per la tradizione che lega il borgo a San Valentino, suo patrono, Vico è uno dei borghi più suggestivi del Gargano. Centro storico a vicoli stretti come "il Vicolo del Bacio" (largo cinquanta centimetri), la cattedrale, il castello normanno-svevo, gli uliveti millenari intorno. Circa settemilacinquecento abitanti. Ottimo come base per esplorare la Foresta Umbra.

Murgia interna e Alta Murgia (BAT)

7. Spinazzola

Alle propaggini occidentali della Provincia BAT, Spinazzola è un borgo dell'Alta Murgia con un centro storico raccolto, la chiesa madre di San Pietro Apostolo, palazzi nobiliari ottocenteschi. Circa seimilacinquecento abitanti. Da qui partono itinerari nel Parco Nazionale dell'Alta Murgia, tra masserie storiche e jazzi pastorali.

8. Minervino Murge

Chiamato "Balcone delle Puglie" per la posizione spettacolare a 445 metri sull'altipiano, Minervino guarda la valle dell'Ofanto e arriva con lo sguardo fino al Vulture. Il centro storico è un labirinto di stradine medievali, la cattedrale conserva opere d'arte di pregio, e nei dintorni si trovano grotte naturali e siti archeologici. Circa ottomilacinquecento abitanti.

Centro pugliese: castelli e borghi della Bari minore

9. Sammichele di Bari

Famoso in tutta Italia per la sua Sagra della Zampina (a fine luglio), Sammichele conserva il suggestivo castello Caracciolo e un centro storico di vicoli ben tenuti. Circa seimilacinquecento abitanti. È anche uno dei centri di produzione delle bombette pugliesi. Sosta gastronomica obbligata per chi attraversa la provincia barese.

10. Sannicandro di Bari

A pochi chilometri dal capoluogo, Sannicandro custodisce uno dei più importanti castelli normanno-svevi della Puglia, restaurato in epoca aragonese. Il centro storico medievale, le mura, le chiese antiche, i palazzi nobili. Circa novemilacinquecento abitanti, ben sotto il limite. Punto di partenza ideale per scoprire la Murgia barese.

Brindisi minore: i borghi del vino e della pietra

11. Cellino San Marco

Sede della famosa azienda vinicola di Al Bano Carrisi (il borgo natio del cantante), Cellino è un piccolo centro del basso brindisino con vigneti di Negroamaro a perdita d'occhio, un centro storico raccolto attorno alla chiesa madre, e l'atmosfera tranquilla dei paesi salentino-brindisini. Circa seimilacinquecento abitanti. La visita alle cantine è il motivo principale per fermarsi.

12. Erchie

Tra Brindisi e Lecce, Erchie è un borgo medievale con una storia bizantina, un castello restaurato e una chiesa matrice barocca. Circa novemila abitanti. Centro tradizionale di produzione di olio e vino, ospita diverse cantine sociali storiche e frantoi visitabili. Da provare il rito della frisella in piazza nelle sere d'estate.

13. San Donaci

Piccolo centro del basso brindisino circondato da vigneti, San Donaci è uno dei comuni storici di produzione del Negroamaro DOC. Circa seimilacinquecento abitanti. Centro storico raccolto, chiese del Settecento, atmosfera contadina. Da percorrere a fine settembre quando inizia la vendemmia.

Salento: borghi sotto i diecimila (Lecce)

14. Specchia

"Borghi più belli d'Italia" e Bandiera Arancione del Touring Club, Specchia è una delle perle del basso Salento. Centro storico medievale perfettamente conservato con palazzi nobiliari, vicoli silenziosi, il castello Risolo, le chiese antiche. Circa quattromilasettecento abitanti. Atmosfera sospesa, vita lenta, frantoi ipogei nei dintorni. Da visitare nelle ore serali quando il borgo si illumina.

15. Castro (Lecce)

Affacciato a strapiombo sull'Adriatico, Castro è suddiviso tra Castro Alta (il borgo storico fortificato) e Castro Marina (il piccolo porto e le grotte naturali, fra cui la celeberrima Grotta Zinzulusa). Circa duemilacinquecento abitanti. È citato nell'Eneide come prima terra italiana toccata da Enea. Centro storico minuscolo ma intenso, vista spettacolare sul mare.

16. Sternatia

Cuore della Grecìa Salentina, l'area dove si parla ancora il griko (dialetto di radice greca antica), Sternatia ha meno di duemilacinquecento abitanti e conserva alcune delle case calcaree più caratteristiche del Salento. Centro storico raccolto con palazzi seicenteschi, frantoi ipogei perfettamente conservati, una chiesa madre con affreschi bizantineggianti. Si può visitare anche il Museo della Civiltà Contadina.

17. Patù

Tra Santa Maria di Leuca e Lecce, Patù custodisce un monumento unico in Italia: la Centopietre, una struttura megalitica funeraria altomedievale costruita con cento blocchi di pietra calcarea grezza. Il borgo, circa millesettecento abitanti, è raccolto attorno alla piazza centrale e conserva chiese tardomedievali e palazzi nobiliari. A pochi chilometri dal mare ionico.

18. Presicce-Acquarica

Comune nato dalla fusione di due paesi storici (2019), Presicce-Acquarica è famosa per i suoi frantoi ipogei medievali, scavati sotto il livello del paese, alcuni dei quali visitabili. Il centro storico è uno dei più curati del basso Salento, con palazzi seicenteschi, chiese barocche, la villa comunale. Circa novemila abitanti.

Taranto: borghi del mare ionico e dell'entroterra

19. Maruggio

Borgo medievale fortificato sul mare ionico, Maruggio conserva un centro storico molto curato con vicoli stretti, palazzi nobili, la chiesa madre tardogotica. Frazione di mare Campomarino offre spiagge bianche e un porticciolo turistico. Circa cinquemilatrecento abitanti. Tra gli antichi feudi dell'Ordine di Malta in Puglia.

20. Roccaforzata

Uno dei centri della comunità arbëreshe della Puglia, Roccaforzata fu fondata nel XV secolo da profughi albanesi fuggiti dall'invasione ottomana. Circa milleottocento abitanti, una chiesa di rito greco-bizantino, tradizioni culturali e linguistiche ancora vive. Piccolissimo gioiello identitario per chi vuole capire la Puglia delle minoranze storiche.

Menzioni d'onore per chi vuole spingersi oltre

La Puglia dei piccoli centri offre molto altro. Tra i borghi sotto i diecimila abitanti che meritano un viaggio segnaliamo: Volturino, Castelnuovo della Daunia, Anzano di Puglia (tutti FG, Subappennino), Binetto (BA, antico borgo di mandorli e olivi), Avetrana (TA, cripte rupestri della contrada di Manduria), Faggiano (TA, comunità arbëreshe), Diso e Andrano (LE, alto Salento adriatico), Calimera (LE, "bella giornata" in griko - cuore della Grecìa Salentina), Cursi (LE, paese della pietra leccese e delle cave), Salve (LE, centro storico medievale e cripta del SS. Crocifisso), Cellino San Marco già citato, e molti altri.

Per orientarsi: i borghi del Subappennino dauno (Foggia) sono perfetti per il turismo lento autunnale e primaverile; quelli del Salento profondo per le mezze stagioni (aprile-maggio, settembre-ottobre); quelli della Murgia per chi vuole abbinare città d'arte e natura selvaggia; quelli del basso brindisino per il turismo enogastronomico tutto l'anno.

Come arrivare e quando andare

I borghi minori della Puglia richiedono auto. I treni regionali coprono i centri principali della costa adriatica, ma per il Subappennino dauno, la Grecìa Salentina, la Murgia interna e il basso Salento le linee pubbliche sono limitate. Noleggiare un'auto per due o tre giorni è la scelta migliore.

Periodo consigliato: aprile-giugno per il Subappennino fiorito, settembre-ottobre per il Salento e la Valle d'Itria, novembre-dicembre per gli olivi e i frantoi attivi. L'estate è suggestiva ma calda nell'entroterra, soprattutto in pianura.

Per scoprire orari di apertura di monumenti, sagre tradizionali, mercati settimanali, eventi culturali e servizi turistici di tutti i 257 comuni della Puglia, consulta infocomuni.it - il portale unico per cittadini e visitatori della regione.

FESTE & TRADIZIONI
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10 sagre e feste popolari della Puglia da non perdere

10 sagre e feste popolari, una per ogni volto autentico della regione.

In Puglia la festa è una cosa seria. Tra una processione barocca con migliaia di fedeli, un carnevale tra i più antichi d'Europa, una notte di pizzica che fa muovere centomila piedi sotto le stelle e una sagra dove si servono quintali di polpo crudo a un'intera comunità, il calendario pugliese non conosce stagione vuota. Le feste qui sono memoria, identità e infrastruttura sociale. Sono il momento in cui i paesi rivelano la propria storia profonda e il senso delle proprie tradizioni. Ecco dieci appuntamenti, distribuiti nelle sei province e in tutto l'arco dell'anno, dove la Puglia mostra il suo volto più autentico.

1. Festa di San Nicola - Bari (7-9 maggio)

La festa più importante del capoluogo pugliese e una delle più antiche del Mediterraneo. Si celebra la traslazione delle reliquie di San Nicola, rubate (o "salvate", a seconda dei punti di vista) da Myra in Asia Minore nel 1087 da sessantadue marinai baresi e portate a Bari, dove ancora oggi riposano nella Basilica di San Nicola. Il programma include il corteo storico in costume medievale che attraversa la città, la rievocazione dell'arrivo delle reliquie, la celebrazione religiosa, lo spettacolo pirotecnico finale sul lungomare. È uno dei rari casi in cui ortodossi e cattolici condividono lo stesso patrono e lo stesso luogo di culto. Migliaia di pellegrini russi, ucraini, serbi e bulgari si uniscono ai baresi nella celebrazione.

2. Settimana Santa di Taranto (marzo-aprile)

Una delle Settimane Sante più solenni e suggestive del Mezzogiorno italiano. Le processioni notturne dei Perdoni (giovedì santo) e dei Misteri (venerdì santo) attraversano lentamente la Città Vecchia di Taranto, con statue lignee, confraternite incappucciate, il passo strascicato della "nazzicata" (camminata oscillante caratteristica), il suono delle marce funebri delle bande tarantine. Le processioni durano anche oltre dodici ore, percorrendo poche centinaia di metri. Atmosfera densa, partecipazione totale della cittadinanza, esperienza antropologica unica nel Mediterraneo.

3. Carnevale di Putignano (gennaio-marzo)

Uno dei carnevali più antichi d'Europa: si fa risalire al 1394, all'arrivo a Putignano delle reliquie di Santo Stefano. Le sfilate dei carri allegorici in cartapesta (una delle migliori scuole italiane insieme a Viareggio e Cento), le maschere tradizionali pugliesi tra cui il celebre Farinella (il giullare con tuta a rombi colorati), i festoni e i balli di piazza. Il Carnevale di Putignano dura settimane e culmina nella sfilata del martedì grasso. Domeniche di sfilata con migliaia di visitatori. Pazzia collettiva controllata, in altre parole.

4. Sagra del Polpo - Mola di Bari (luglio)

Mola di Bari celebra ogni estate il suo prodotto del mare per eccellenza: il polpo, qui chiamato semplicemente "il purpu". Per due o tre serate il borgo antico si trasforma in un'enorme cucina open air, con stand allestiti tra i vicoli che servono polpo in mille modi: arrostito sulla brace, alla pignata, in insalata con patate e olive nere, in carpaccio, fritto. Accompagnamento immancabile: pane di Altamura, vino rosso, fritto misto. La sagra è anche l'occasione per visitare il centro storico fortificato di Mola, il castello angioino, il lungomare. Atmosfera di festa popolare, ma con una qualità gastronomica seria.

5. Festa Patronale dei Santi Mauro, Sergio e Pantaleone - Bisceglie (1 agosto)

Una delle feste patronali più sentite della Provincia BAT. Bisceglie celebra i suoi tre santi martiri con processione solenne lungo le strade addobbate del centro storico, fuochi d'artificio sul lungomare, le tradizionali luminarie pugliesi (autentici monumenti effimeri di luce), concerti di banda e di artisti popolari nella villa comunale. La festa dura più giorni e attira fedeli e turisti dalle province limitrofe. Da provare le specialità gastronomiche locali servite negli stand: focaccia biscegliese, calzoni, dolci di mandorla.

6. Medieval Fest - Le Nozze di Oriente e Occidente - Brindisi

Manifestazione di valorizzazione del patrimonio medievale di Brindisi, che ricostruisce e rievoca il matrimonio celebrato nel novembre 1225 nella cattedrale di Brindisi tra Federico II di Svevia (imperatore del Sacro Romano Impero, re di Sicilia e di Gerusalemme) e Isabella II di Brienne, regina del Regno di Gerusalemme. Un evento storico che fa di Brindisi il punto esatto in cui il titolo di re di Gerusalemme passò agli Svevi: una delle pietre miliari della storia mediterranea del Duecento. La manifestazione include corteo storico in costume, allestimenti negli edifici medievali della città (cattedrale, Tempio di San Giovanni al Sepolcro, Portico dei Templari), spettacoli, musica antica, esperienze immersive sulla via Appia traianea. Iniziativa in crescita, pensata per restituire a Brindisi il ruolo culturale che la sua storia merita: porta dell'Oriente e nodo del Mediterraneo medievale.

7. Festa dei Santi Pietro e Paolo e il rito del Tarantismo - Galatina (29 giugno)

Galatina, nel Salento leccese, è il centro storico del fenomeno del tarantismo: l'antico rito di guarigione popolare delle "tarantate", donne (raramente uomini) morsicate simbolicamente dalla taranta (la tarantola) che venivano "curate" attraverso il ballo della pizzica e la devozione a San Paolo, patrono dei guaritori dai morsi velenosi. Il 29 giugno, festa dei santi Pietro e Paolo, la chiesetta dei Santi Pietro e Paolo in piazza è ancora oggi luogo di pellegrinaggio. Il fenomeno antropologico, studiato dall'etnologo Ernesto de Martino nel volume "La terra del rimorso" (1959), è uno dei capitoli più importanti dell'antropologia italiana. Esperienza non spettacolare: vissuto silenzioso, rituale e culturalmente densissimo.

8. La Notte della Taranta - Melpignano (seconda metà di agosto)

Il festival musicale popolare più grande dell'Italia meridionale e una delle più importanti manifestazioni di world music in Europa. Nato nel 1998, dura tutto agosto con concerti itineranti nei paesi della Grecìa Salentina, e culmina nel concertone finale a Melpignano, davanti all'ex convento degli Agostiniani: oltre centomila persone che ballano la pizzica per nove ore consecutive sotto la direzione del maestro concertatore (cambiata ogni anno, hanno passato da Stewart Copeland a Joe Zawinul, da Carmen Consoli a Daniele Sepe). Il festival ha contribuito a ridare dignità internazionale alla musica popolare salentina e a costruire identità giovanile in tutto il Salento. Da vivere almeno una volta nella vita.

9. Festa di San Michele Arcangelo - Monte Sant'Angelo (8 maggio e 29 settembre)

Due volte l'anno il Santuario di San Michele Arcangelo a Monte Sant'Angelo (Foggia) accoglie pellegrini da tutta Europa. La festa principale è quella del 29 settembre (San Michele Arcangelo), con processioni nelle strette stradine del rione Junno, celebrazioni nella grotta sacra, fuochi d'artificio, mercatini di prodotti tipici garganici (caciocavallo podolico, pane casereccio, salumi). La festa dell'8 maggio commemora l'apparizione dell'arcangelo. Atmosfera di profonda spiritualità popolare, in uno dei luoghi di culto più antichi del cristianesimo occidentale, riconosciuto patrimonio UNESCO nel 2011.

10. Sagra di Sant'Antonio Abate - Novoli (16-17 gennaio)

In gennaio, quando il resto della Puglia è tranquillo, il piccolo paese di Novoli (Lecce) celebra Sant'Antonio Abate con la Focara: una catasta di tralci di vite alta venti metri, costruita con il lavoro di centinaia di volontari nelle settimane precedenti, viene accesa la sera del 17 gennaio in piazza della Chiesa. È uno dei falò più grandi d'Italia e attira decine di migliaia di visitatori. La fiamma alta che si vede a chilometri di distanza segna l'inizio dell'anno agricolo nel calendario popolare. Spettacolo pirotecnico, gastronomia tradizionale invernale, fuoco contro freddo: un'esperienza primordiale.

Bonus: il calendario completo per chi pianifica un viaggio

La Puglia ha praticamente una festa al mese in ogni provincia. Tra le altre da segnalare: la Festa di Santa Lucia a Magliano di Lecce (13 dicembre); il Carrese di San Martino in Pensilis (29 aprile, sulla Capitanata foggiana confinante); la Sagra delle Orecchiette a Bari (giugno); la Sagra del Capocollo a Martina Franca (settembre); il Festival della Valle d'Itria a Martina Franca (luglio-agosto, lirica e musica classica); il Festival di Andria - Castel del Monte (estate); la Festa di Sant'Oronzo a Lecce (25-27 agosto, patrono); la Notte della Pizzica a Ostuni (estate); la Festa di San Cataldo a Taranto (10 maggio, patrono cittadino); la Sagra del Pesce di Trani (estate); la Festa di Santa Maria di Leuca de finibus terrae (agosto-settembre).

Per gli amanti del cinema: il Castellaneta Film Festival, il Festival del Cinema Europeo di Lecce, il BIF&ST - Bari International Film Festival. Per gli amanti della letteratura: il Festival dei Lettori a Lecce, CONversazioni a Conversano, il Lector in Fabula di Conversano. Per la musica colta: il già citato Festival della Valle d'Itria, il Festival di Musica Antica del Gargano, il festival Notti Sacre di Bari. Ogni mese, ogni angolo della regione ha qualcosa da offrire.

Come orientarsi

Le feste patronali si concentrano in maggio (San Nicola Bari, San Cataldo Taranto), in agosto (la quasi totalità delle feste estive), e a fine estate-inizio autunno. I carnevali e le Settimane Sante sono in inverno/primavera. Le sagre gastronomiche sono concentrate tra giugno e settembre, ma alcuni eventi del freddo (come la Focara di Novoli o le Settimane Sante) sono i più intensi.

Consiglio operativo: se programmate un viaggio in Puglia di una settimana, controllate sempre prima il calendario dei comuni che attraverserete: una piccola festa di paese sconosciuta ai circuiti turistici può rivelarsi l'esperienza più memorabile dell'intero viaggio.

Per il calendario aggiornato di sagre, feste patronali, festival e manifestazioni dei 257 comuni della Puglia, consulta infocomuni.it - il portale unico per cittadini e visitatori della regione.

I SAPORI
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10 specialità pugliesi imperdibili

10 specialità da assaggiare almeno una volta, dalla focaccia al pasticciotto.

Dalle orecchiette fatte a mano dalle nonne nei vicoli di Bari Vecchia ai dolci di pasta frolla appena sfornati delle pasticcerie leccesi, dalla burrata che si scioglie in bocca ai filari di vite battuti dal sole jonico, la Puglia è un'enciclopedia commestibile lunga quattrocento chilometri. Qui il cibo non è "esperienza turistica": è una grammatica quotidiana, costruita su grano duro, olio, latte, pesce, ortaggi semplici e vino. Proibito tornare a casa senza aver assaggiato almeno una di queste dieci specialità.

1. Orecchiette con le cime di rapa

L'icona assoluta della cucina pugliese. La pasta a forma di piccolo cappello con il bordo rugoso si fa a mano con semola di grano duro, acqua e un coltello (a Bari le chiamano "strascinate" e ognuna è una piccola scultura). Il condimento più famoso le abbina alle cime di rapa, alici sotto sale, aglio, peperoncino e pangrattato tostato. Per provarle dove sono nate, fate una passeggiata nella strada delle orecchiette in Bari Vecchia (Arco Basso e dintorni): le signore lavorano la pasta sui tavolini in strada, da generazioni. Gustatele tradizionalmente in inverno, quando le cime di rapa sono in stagione.

2. Focaccia barese

Non chiamatela pizza: la focaccia barese è un'altra cosa. Alta circa due dita, soffice dentro e croccante sotto, condita con pomodorini ciliegino tagliati a metà, olive nere baresane, origano e olio extravergine in abbondanza. Si compra a tranci nei forni e nei "rosticcerie" di tutta la provincia, soprattutto a Bari e Altamura. Costa pochi euro al pezzo e si mangia camminando, avvolta nella carta paglia, con le mani che si ungono. La regola: deve essere mangiata calda, possibilmente entro mezz'ora dall'uscita dal forno. Per chi ha più tempo, accompagnatela a una caprese o a un bicchiere di rosato del Salento.

3. Burrata di Andria IGP

Inventata ad Andria nei primi del Novecento, la burrata è un capolavoro di equilibrio: una sottile sacca di pasta filata (mozzarella) che racchiude un cuore cremoso di stracciatella, panna fresca e fili di pasta filata stessa. Quando la si taglia, il cuore si versa nel piatto. Cercatela nei caseifici della Murgia tra Andria, Corato e Bitonto, dove viene prodotta giornalmente e va consumata entro 24-48 ore. La tradizione vuole che si gusti da sola, a temperatura ambiente, con un filo d'olio extravergine e un pizzico di sale grosso. Niente acciughe, niente pomodori, niente fronzoli: la burrata fresca non ha bisogno di nient'altro.

4. Pane di Altamura DOP

Il primo pane in Europa a ottenere la certificazione DOP nel 2003. Si fa con semola rimacinata di grano duro 100% locale (varietà coltivate sull'Alta Murgia), acqua, sale e lievito madre. La caratteristica forma "a cappello del prete" e la crosta scura e croccante derivano dalla cottura in forni a legna a temperature elevate. Conserva la freschezza per giorni, motivo per cui era il pane dei pastori transumanti. Compratelo in una delle storiche panetterie di Altamura: si vende a pezzo, "il mezzo" o "lo intero" (fino a 5 kg di pane). Provatelo con un filo d'olio, pomodorini schiacciati e un pizzico di origano: bruschetta murgiana, perfetta.

5. Bombette della Valle d'Itria

L'invenzione di una macelleria di Cisternino diventata patrimonio gastronomico di tutta la Valle d'Itria, tra Bari, Brindisi e Taranto. Sono piccoli involtini di capocollo di maiale farciti con caciocavallo fuso, pepe e prezzemolo, cotti rigorosamente al "fornello pronto": la brace della macelleria stessa, dove ordinate la carne cruda e ve la cuociono al momento. Cisternino, Locorotondo, Martina Franca e Alberobello hanno tutte la loro tradizione. Si mangiano calde, una dietro l'altra, in piedi al banco o seduti a tavoli comuni, accompagnate da pane e vino rosso locale. Aprite il primo, sentite il formaggio filare: è il momento esatto in cui capite la Puglia.

6. Caciocavallo podolico del Gargano

Il re dei formaggi pugliesi viene dal Gargano e dall'Alta Capitanata. Si produce con latte crudo di vacca podolica, una razza rustica che pascola libera sui pendii del promontorio dauno e che dà poco latte ma di qualità eccezionale, ricco di profumi di erbe selvatiche. La forma a "fiasco" è caratteristica: due lobi tenuti insieme da un legaccio che permette di appendere le forme alle travi per la stagionatura. Cercatelo nei piccoli caseifici di Monte Sant'Angelo, San Marco in Lamis e dei paesi sub-appenninici. Si mangia in fette spesse, con un po' di pane e un goccio di olio nuovo. Le stagionature lunghe (oltre 18 mesi) regalano un piccante naturale degno dei migliori formaggi europei.

7. Cozze del Mar Piccolo di Taranto

Taranto si chiama "città dei due mari" e dal Mar Piccolo, la laguna interna, arriva una delle cozze più rinomate d'Italia, allevata da secoli con tecniche tramandate di padre in figlio. Si riconosce per il guscio scuro, la polpa arancione corposa e il sapore intenso, salmastro ma dolce. Si mangiano in tantissimi modi: crude con un goccio di limone (per i coraggiosi), gratinate al forno con pane, prezzemolo e aglio, alla marinara, nella tiella tarantina con riso e patate, o impepate. Cercatele nelle trattorie del Borgo Antico di Taranto o nei lidi di Lido Silvana e Pulsano. Da provare assolutamente è la "tiella di riso, patate e cozze", il piatto identitario della città ionica.

8. Frise(lla) salentina con pomodoro

La frisella è pane biscottato a forma di ciambella, fatto due volte: prima cotto, poi tagliato a metà e ricotto fino a essere completamente disidratato. In questa forma si conserva per mesi (era il pane dei contadini e dei pescatori in mare). Si "spunza" per pochi secondi in acqua fredda per ammorbidirla, poi si condisce con pomodori freschi schiacciati con le mani, sale, olio extravergine, origano, eventualmente cipolla rossa di Acquaviva o tonno. È il piatto-simbolo delle estati salentine, dalla campagna brindisina alla provincia di Lecce. Si mangia in spiaggia, in pineta, su una sedia di plastica davanti a casa, sempre fredda, sempre con le mani. Più che un piatto, è un rituale del Salento di luglio.

9. Pasticciotto leccese

L'icona della pasticceria salentina nasce a Galatina nel Settecento e si è diffusa in tutto il Salento e oltre. È un piccolo guscio ovale di pasta frolla allo strutto (consistenza decisa, profumo di burro e limone) ripieno di crema pasticcera. Va mangiato caldo, appena uscito dal forno della pasticceria, a colazione: la frolla è ancora friabile fuori e morbida dentro, la crema scotta appena le labbra. Lecce, Galatina, Maglie, Otranto: ogni paese ha la sua pasticceria di riferimento. Esistono varianti moderne (con pere e cioccolato, alla nutella, alla ricotta) ma l'originale alla crema resta insuperato. Costo: due o tre euro. Soddisfazione: incommensurabile.

10. Primitivo di Manduria DOC (e Negroamaro del Salento)

I due grandi rossi pugliesi. Il Primitivo di Manduria, prodotto in provincia di Taranto, è un vino corposo, denso, dal colore rosso rubino quasi nero, con note di amarena, prugna e spezie dolci. Ha ottenuto la DOCG con la sua versione "Dolce Naturale". Il Negroamaro è il vitigno nobile del Salento, con i suoi centri di produzione tra le province di Brindisi e Lecce: dà vini più tannici, asciutti, mediterranei, con sentori di macchia e frutti scuri. Entrambi si gustano con le carni rosse, i formaggi stagionati, i piatti di legumi e con le ricette robuste della tradizione contadina pugliese. Per chi preferisce i rosé, il Salento è anche patria di alcuni dei migliori rosati italiani: cinque province di vino, una lunga ininterrotta tradizione enologica.

Bonus: menzioni d'onore per chi ha più tempo

Una decina di piatti non bastano per raccontare la Puglia. Tra le altre specialità che meritano una sosta: il capocollo di Martina Franca (Taranto), salume di razza nera autoctona stagionato per mesi, anche con affumicatura a fragno; i panzerotti baresi, fagottini di pasta lievitata fritti, ripieni di mozzarella e pomodoro, da mangiare bollenti; i mustaccioli salentini con miele e mandorle, dolci antichissimi delle feste; i lampascioni, bulbi selvatici dal gusto amaricante, sott'olio o al forno, perfetti come antipasto; le fave e cicorie, purea contadina di fave secche con verdura selvatica, povera nei mezzi ma altissima nel sapore; il caciocavallo silano, presente anche nell'Alta Murgia; le pucce salentine, pani lievitati ripieni di olive, simili a una piccola pizza chiusa. Per i frutti di mare, oltre alle cozze tarantine, vale la pena cercare i ricci di Polignano e Brindisi (in stagione, con un pezzo di pane) e le alici di Manfredonia marinate o al limone.

Per i vini, oltre a Primitivo e Negroamaro, cercate il Bombino Nero del Tavoliere (rosato delicato), il Castel del Monte Nero di Troia DOCG, il Verdeca e il Bianco d'Alessano della Valle d'Itria (bianchi minerali poco conosciuti ma di altissima qualità).

Per gli oli extravergini, la Puglia produce circa il 40% dell'olio italiano. Cercate le DOP Terra di Bari, Collina di Brindisi, Dauno, Terra d'Otranto, Castel del Monte, Colline di Romagna... ogni provincia ha la sua identità olearia. Compratelo direttamente in frantoio durante la stagione della molitura (novembre-dicembre): l'olio nuovo, ancora velato, sopra una fetta di pane di Altamura è una delle esperienze gastronomiche più potenti d'Italia.

Per scoprire le sagre, i mercati settimanali, i frantoi visitabili e i caseifici dei 257 comuni della Puglia, consulta infocomuni.it - il portale unico per cittadini e visitatori della regione.

VINO & OLIO
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5 strade del vino e dell'olio in Puglia

5 strade del vino e dell'olio per leggere il territorio in ciò che vi cresce.

Camminate fra i filari di un Primitivo a fine agosto, sentite il profumo dell'olio nuovo appena uscito dal frantoio nelle giornate di novembre, sedetevi all'ombra di un trullo con un bicchiere di Negroamaro a metà pomeriggio: la Puglia del cibo e del vino non si scopre nei ristoranti, si scopre percorrendo le strade tematiche che attraversano il paesaggio rurale della regione. Cinque province, oltre venti denominazioni di origine (sette DOP olearie, oltre 25 DOC vinicole, sei DOCG), un patrimonio enogastronomico tra i più ricchi d'Europa. La Puglia è il primo produttore italiano di olio extravergine e tra i primi produttori di vino. Per i viaggiatori che cercano qualcosa di più di una sosta gastronomica, queste cinque strade del vino e dell'olio sono il modo migliore per leggere il territorio attraverso ciò che vi cresce.

1. Strada del Vino Primitivo di Manduria

Area: Provincia di Taranto, basso Salento (Manduria, Sava, Lizzano, Avetrana, Maruggio, San Marzano di San Giuseppe, Torricella, Fragagnano, Erchie, Oria)

Il Primitivo è il grande rosso pugliese, oggi conosciuto in tutto il mondo. Vitigno antico (parente del californiano Zinfandel, come confermato dalle analisi genetiche), prende il nome dalla maturazione precoce delle uve, che maturano "per prime" in agosto. La DOC Primitivo di Manduria è stata riconosciuta nel 1974; la versione DOCG "Primitivo di Manduria Dolce Naturale" è arrivata nel 2011, riconoscimento di una tradizione storica di vinificazione passita ancora praticata da alcune cantine storiche.

Il colore è rosso rubino intenso, quasi nero. Il profumo conserva la potenza del sole jonico: amarena, prugna secca, spezie dolci, liquirizia, talvolta tabacco e cuoio nelle versioni più strutturate. La gradazione alcolica è alta (14-16% naturali), ma il vino mantiene equilibrio grazie alla sua morbidezza naturale.

Cosa fare: Manduria è la capitale del Primitivo e ospita il Museo della Civiltà del Vino Primitivo (in cantina sotterranea ricavata in una grotta del Settecento), tappa obbligata per capire la storia del vitigno. Visitate le cantine sociali storiche (alcune nate nei primi del Novecento, ancora attive con vinificazioni tradizionali) e le aziende familiari sparse tra i vigneti. Da provare anche la versione "ad alberello", il sistema di allevamento tradizionale a basso ceppo che produce uve di altissima qualità e che è stato riconosciuto patrimonio agricolo. La Strada del Vino DOC Primitivo di Manduria è un consorzio attivo che organizza itinerari e degustazioni.

Periodo migliore: Settembre-ottobre per la vendemmia. Aprile-maggio per il paesaggio dei vigneti in vegetazione.

Abbinamenti tradizionali: Carne di pecora alla brace, capocollo di Martina Franca, formaggi stagionati, primo piatto di legumi e maccheroni.

2. Strada del Vino Negroamaro del Salento

Area: Province di Brindisi e Lecce (Salice Salentino, Squinzano, Guagnano, Cellino San Marco, San Donaci, San Pancrazio Salentino, Leverano, Copertino, Nardò, Galatina, Veglie, Carmiano)

Il Negroamaro è il vitigno-anima del Salento. Il nome stesso racconta la sua doppia natura: nero come l'uva e il vino, amaro come la nota finale che lascia in bocca. È coltivato in Salento da almeno duemila anni: lo cantava già il poeta romano Marziale citando il "vinum Brundisii".

Su Negroamaro si reggono diverse denominazioni di origine: DOC Salice Salentino (la più nota, comuni di Salice, Veglie, Guagnano, San Donaci, San Pancrazio), DOC Brindisi (per il Negroamaro vinificato nel territorio comunale brindisino), DOC Squinzano, DOC Copertino, DOC Galatina, DOC Leverano, DOC Nardò. Dà un vino rosso strutturato, tannico, con note di frutti di bosco, macchia mediterranea, tabacco e spezie. Ma è anche il padre del grande rosato salentino, uno dei migliori rosati italiani: colore cipolla scuro, profumo intenso, freschezza notevole.

Cosa fare: Visitare le grandi cantine storiche del Salento (alcune con vigne familiari da generazioni) e le cantine sociali cooperativiste, eredità del riscatto contadino del Novecento salentino. Il Consorzio di Tutela Vini DOC Salice Salentino organizza Cantine Aperte e percorsi di degustazione. Una sosta a Guagnano o Salice Salentino, immersi in un mare di vigneti, è la quintessenza del paesaggio salentino del vino.

Esperienze da non perdere: la vendemmia partecipata in alcune aziende ad agosto-settembre; le cene tra i filari nelle sere d'estate; le degustazioni verticali delle annate storiche del Negroamaro nelle cantine più antiche.

Periodo migliore: Settembre per la vendemmia (in Salento si vendemmia presto). Da aprile a giugno per il paesaggio. Tutto l'anno per le degustazioni.

Abbinamenti tradizionali: Cavallo (la carne di cavallo è un classico salentino), agnello al forno, fave e cicorie, pizzelle, frittelle salate, formaggi stagionati come il pecorino salentino.

3. Strada del Vino e dell'Olio Castel del Monte

Area: Provincia BAT e Bari Murgia interna (Andria, Corato, Ruvo di Puglia, Minervino Murge, Spinazzola, Trani, Bisceglie, Bitonto)

L'unica vera "strada doppia" della Puglia: la zona di Castel del Monte è regina sia di un grande vino sia di un grande olio. Il Castel del Monte DOC è una denominazione storica della Puglia (1971), con la sua punta di diamante nella DOCG Castel del Monte Nero di Troia Riserva e nella DOCG Castel del Monte Bombino Nero (rosato), entrambe riconosciute nel 2011. Il vitigno Nero di Troia (anche detto Uva di Troia) è autoctono della Daunia e della Murgia: dà rossi corposi, profumati di prugna scura, viola, spezie, capaci di lunghi invecchiamenti. Il Bombino Nero è un rosato delicato, fruttato, con una freschezza acida che lo rende perfetto come vino estivo.

Sul versante oleario, la stessa area produce l'Olio extravergine di oliva DOP Castel del Monte, ottenuto prevalentemente dalla cultivar Coratina, di Corato, una delle olive italiane più caratteriali: piccolissima, ricchissima di polifenoli, dà un olio dal sapore deciso, amaro e piccante, con straordinarie proprietà antiossidanti. È uno degli oli italiani più studiati per i suoi effetti sulla salute cardiovascolare.

Cosa fare: Visita al Castel del Monte di Federico II (patrimonio UNESCO) come punto centrale. Tour nelle cantine della zona, alcune scavate nella roccia tufacea. Visita ai frantoi storici della Murgia, soprattutto a Corato, Andria e Bitonto, dove l'olio viene prodotto con metodi tradizionali ma anche con tecnologie all'avanguardia. Cercate i frantoi ipogei (sotterranei) della tradizione olearia pugliese, alcuni visitabili. Bitonto, capitale dell'olio di Bari, ospita il "Mostra mercato dell'olio extravergine".

Esperienze da non perdere: Le molitura aperta in alcuni frantoi tra fine ottobre e dicembre, quando si può assistere alla spremitura delle olive appena raccolte e assaggiare l'olio nuovo direttamente dal frantoio sopra una fetta di pane di Altamura. È una delle esperienze gastronomiche più intense d'Italia.

Periodo migliore: Novembre-dicembre per la molitura e l'olio nuovo. Settembre-ottobre per la vendemmia. Aprile-maggio per il paesaggio della Murgia in fiore.

Abbinamenti: Il Nero di Troia con la cacciatora, le carni alla brace della Murgia, i formaggi stagionati. Il Bombino Nero con pesce alla griglia e antipasti di mare. L'olio Coratina su crostoni, sulle fave e cicorie, sui legumi: la sua nota amaricante è la firma del piatto.

4. Strada dell'Olio Collina di Brindisi DOP

Area: Provincia di Brindisi (Carovigno, Ostuni, Ceglie Messapica, San Vito dei Normanni, Brindisi, Cellino San Marco, San Donaci, San Pancrazio Salentino, Erchie, Mesagne, Latiano, Oria, Torchiarolo)

L'olio della Collina di Brindisi è uno dei segreti meglio custoditi della Puglia. La DOP Olio Collina di Brindisi è ottenuta dalle cultivar Ogliarola Salentina e Cellina di Nardò, due olive autoctone che insieme danno un olio dal sapore equilibrato: fruttato medio, sentori di erba fresca, mandorla dolce, amaro e piccante moderati. Meno aggressivo dei Coratina della Murgia, è un olio "da tavola" perfetto, versatile, che esalta senza coprire.

L'area è quella degli ulivi monumentali della Piana degli Ulivi, l'enorme distesa di oliveti millenari (alcuni esemplari hanno tra i 1.500 e i 3.000 anni) che si estende tra Ostuni, Carovigno, San Vito dei Normanni e Ceglie Messapica. Il paesaggio è uno dei più suggestivi del Mediterraneo: distese sterminate di tronchi enormi, contorti, scolpiti dal tempo, in mezzo a muretti a secco e masserie storiche. La Regione Puglia ha riconosciuto questo paesaggio come patrimonio culturale tutelato.

Cosa fare: Visita al Museo dell'Olio Extravergine di Oliva nell'area (alcune masserie storiche ospitano allestimenti permanenti). Tour ai frantoi ipogei medievali, perfettamente conservati in alcuni paesi (Specchia, Presicce-Acquarica nel basso Salento sono esempi simili, ma anche nell'area brindisina ce ne sono). Pranzi e cene nelle masserie didattiche che producono olio in proprio. La visita alla Riserva Naturale di Torre Guaceto integra paesaggio costiero e oliveto millenario.

Esperienze da non perdere: L'adozione di un ulivo monumentale: diverse aziende e cooperative offrono la possibilità di "adottare" un albero secolare, ricevendo in cambio l'olio prodotto dalla sua raccolta. Le passeggiate guidate tra gli ulivi millenari con esperti che spiegano biologia, storia e tecniche di coltivazione tradizionale. La raccolta partecipata delle olive a fine ottobre.

Periodo migliore: Novembre per la raccolta delle olive e la molitura. Aprile-maggio per il paesaggio in fioritura.

Abbinamenti: Crostoni di pane caldo, frise salentine, fave e cicorie, pesce al forno, formaggi freschi (mozzarella, ricotta, primosale). L'olio della Collina di Brindisi è il compagno discreto e perfetto della tavola quotidiana pugliese.

5. Strada dei Vini della Valle d'Itria (Locorotondo DOC, Martina Franca DOC)

Area: Province di Bari, Brindisi e Taranto (Locorotondo, Cisternino, Martina Franca, Alberobello, Fasano, Noci, Putignano, Ostuni - per la zona di Itria)

Spesso ignorata dai turisti che vengono in Puglia cercando solo Primitivo e Negroamaro, la Valle d'Itria è invece il regno dei vini bianchi pugliesi di altissima qualità, basati sui due vitigni autoctoni Verdeca e Bianco d'Alessano. La DOC Locorotondo (riconosciuta nel 1969) e la DOC Martina Franca (1969) sono fra le DOC più antiche della Puglia.

Il vino è bianco paglierino tenue, dal naso delicato (fiori bianchi, mela verde, agrumi, talvolta una nota minerale di pietra calcarea), bocca asciutta e fresca, finale leggermente amarognolo. Era il vino della tradizione della Valle d'Itria, usato come base per il famoso vermouth torinese nel XIX secolo (gran parte del Verdeca pugliese veniva trasportato a Torino come vino "neutro" da aromatizzare).

La Valle d'Itria produce anche oli extravergini di qualità: la cultivar Ogliarola Itriana e l'Ogliarola Salentina danno oli equilibrati e profumati, perfetti per la cucina della zona (bombette, focacce con cipolle, primi di carne).

Cosa fare: Tour delle cantine nei territori di Locorotondo, Martina Franca, Cisternino e Alberobello. Visita alle distillerie storiche della Valle d'Itria (la zona è anche patria di un'antica tradizione di produzione di distillati di uva: grappe, acquaviti). Soste nei trulli-cantina che ospitano enoteche e degustazioni in ambienti unici. Il Festival della Valle d'Itria a Martina Franca (luglio-agosto) abbina opera lirica e cultura del territorio: un'occasione per scoprire la zona nel suo momento più vivo.

Esperienze da non perdere: Pranzo "tipico itriano" in una masseria didattica con bombette, formaggio fuso, focaccia e vino bianco della casa servito fresco. Sosta in un frantoio ipogeo della zona. Passeggiata serale nei borghi bianchi (Locorotondo, Cisternino) con calice in mano.

Periodo migliore: Maggio-settembre per il pieno della stagione. Vendemmia a fine agosto-inizio settembre (anticipata rispetto al Salento per le altitudini più alte).

Abbinamenti: Vino bianco della Valle d'Itria con bombette appena fatte, frutti di mare crudi, focacce ripiene, primi di pesce, ricotta forte spalmata su pane caldo.

Bonus: per chi vuole spingersi oltre

La Puglia è patria di altre strade tematiche che meritano un viaggio dedicato.

Strada dell'Olio Dauno DOP (Foggia): la denominazione DOP Dauno ha quattro sottozone (Alto Tavoliere, Basso Tavoliere, Gargano, Sub-Appennino Dauno) ciascuna con caratteristiche organolettiche distinte. La zona del Gargano produce oli da cultivar autoctone con note marine inconfondibili. I frantoi del Sub-Appennino dauno producono oli intensi e robusti.

Cacc'e Mmitte di Lucera DOC: vino rosso DOC della provincia di Foggia, prodotto dall'antico vitigno Uva di Troia e altri vitigni minori. Nome curioso ("caccia e metti") riferito alla pratica della doppia vinificazione. Vino raro, da cercare.

Salice Salentino DOC: già citato, ma merita approfondimento per le sue versioni "Riserva" che possono invecchiare per decenni. Il Negroamaro Salice Riserva è uno dei grandi rossi del sud Italia.

Aleatico di Puglia DOC: vino passito da uve Aleatico, dolce, intenso, da meditazione. Produzione limitata, alta qualità.

Moscato di Trani DOC: vino dolce naturale, ottenuto dal Moscato bianco, ambrato, con sentori di miele e arance candite. Una delle più antiche DOC pugliesi (1975).

Olio Terra di Bari DOP: la grande DOP olearia barese, con sottozone Castel del Monte, Murgia dei Trulli e delle Grotte, Bitonto. Olio decisivo, di carattere.

Olio Terra d'Otranto DOP: l'olio del Salento, dalle cultivar Cellina di Nardò e Ogliarola Salentina. Note di carciofo, mandorla, leggermente amaro e piccante.

Olio Colline di Brindisi DOP: descritto sopra.

Tra le esperienze enogastronomiche più di valore aggiunto: i Wine&Olive Tour di più giorni che combinano visite a cantine e frantoi con sosta in masseria storica per pranzo o cena; i corsi di degustazione di olio organizzati dalla Camera di Commercio o da associazioni di sommelier dell'olio (Sommelier ONAOO); le vendemmie partecipate in alcune aziende; le molitura aperta in novembre nelle aziende olearie.

Come pianificare il viaggio

La Puglia enogastronomica si percorre meglio in primavera (aprile-giugno) e in autunno (settembre-novembre), quando le temperature sono miti, i vigneti sono al massimo della vegetazione o della vendemmia, e i frantoi entrano in attività. L'estate è più scomoda nell'entroterra per il caldo, ma molte cantine organizzano eventi serali. L'inverno è la stagione delle olive in fase finale di lavorazione e dei vini in affinamento.

Per un primo approccio, basta un weekend lungo (3-4 giorni) concentrato su una delle cinque strade. Per un tour completo della Puglia del vino e dell'olio, calcolate almeno 7-10 giorni.

Il consiglio: prenotate sempre le visite alle cantine e ai frantoi con qualche giorno di anticipo, specie nelle aziende più piccole e familiari. L'esperienza è incomparabilmente migliore di una degustazione "a flusso" nelle grandi cantine commerciali.

Per i collezionisti: la Puglia è una delle regioni dove ancora oggi si possono comprare vini di altissima qualità a prezzi accessibili. Acquistare direttamente in cantina permette spesso di trovare annate vecchie e bottiglie di pregio non reperibili nelle enoteche.

Per scoprire cantine aperte al pubblico, frantoi visitabili, eventi enogastronomici, sagre del vino e dell'olio nei 257 comuni della Puglia, consulta infocomuni.it - il portale unico per cittadini e visitatori della regione.